Lettera Aperta - Anno Scolastico 2011/2012

Lo scorso mese di febbraio venne messa all’ordine del giorno del Consiglio d’Istituto la discussione di un tema che  sovente si sente nominare nei testi relativi all’educazione: la sfida educativa.  Nella mia lettera aperta di quest’anno voglio partire da alcune suggestioni raccolte in quella sede. 
Quando nel settembre del 2009 il card. Camillo Ruini presentava il volume promosso dal Comitato per il progetto culturale della CEI intitolato “La sfida educativa” descriveva così il momento attuale: “
[…] La nostra società ha come  abdicato al suo compito educativo. In nome di una sterile neutralità, ha abbandonato i giovani alla loro solitudine, sempre  più in balia della violenza e della volgarità e sempre più incapaci di venire a capo della loro vita. Gli adulti, essi stessi  disorientati e affaticati, sembrano assistere impotenti al malessere dei loro figli, timorosi di esercitare il loro impegno  educativo; quanto a coloro che hanno il coraggio per farlo, essi ottengono spesso risultati deludenti.”. Da qui la necessità, la “sfida” appunto, di rimettere al centro la questione dell’educazione.
Punto di partenza del discorso è la domanda: 
a cosa deve puntare il processo educativo? Scrive il papa Benedetto XVI: “L’educazione ben riuscita è formazione al  retto uso della libertà. Essa è dono inviolabile di Dio che porta le creature ad essere a somiglianza del proprio Creatore” .  La nostra società concorda, anche se generalmente su basi laiche, con questo alto giudizio.  Perché ci possa essere un retto uso della libertà è inevitabile l’incontro e l’accompagnamento dell’autorità. È dal confronto con essa, e in alcuni casi dallo scontro, che si imparano i valori fondamentali che devono guidare le proprie  scelte. Autorità e libertà sono un binomio inscindibile e nel momento in cui si rompe l’equilibrio arrivano i guai: una  libertà senza una guida rischierebbe di essere indirizzata dalle mode o dalle passioni del momento, senza far riferimento a dei valori oggettivi; un’autorità invadente mortificherebbe la libertà, impedendole di “spiccare il volo”.
Nel  concreto: chi educa deve saper coniugare il rispetto della libertà con l’esercizio imprescindibile dell’autorità che è  quello di comunicare i valori fondamentali della vita, anche attraverso dei no decisi e precisi, se necessari.  Ripensiamo al nostro percorso da educandi: ci sono state figure a cui dobbiamo molto, ci hanno insegnato ad  orientare la nostra libertà verso scelte ponderate, magari mettendosi di traverso e suscitando anche la nostra contrarietà o la nostra netta opposizione. 
Chi deve fare questo? Ci sono diverse istituzioni educative implicate in tale percorso, ma per le nostre considerazioni restringiamo il campo alla scuola e alla famiglia. 
La famiglia è l’attore principale e indispensabile dell’educazione. Spettano a lei le scelte fondamentali, nessuno e  niente può e deve privarla di questo ruolo sostanziale. Nemmeno essa si deve sottrarre a questo compito, pena il fallimento totale della crescita dei propri figli. In seno alla famiglia i bambini imparano quello in cui credere, ciò che  è bene e ciò che è male, quello che è il comportamento educato e quello che non lo è, quello che si deve evitare e  quello che si deve scegliere. È pericoloso rimanere neutrali, aspettando che il bimbo cresca e poi da grande decida,  perché il vuoto che la famiglia lascia viene in modi diversi colmato da altri (gli amici, il gruppo politico, la scuola,  ecc.) e il ragazzo si trova disarmato di fronte a qualcosa che non conosce, che quindi non sa come affrontare; diverso è l’approccio di chi ha già un punto fermo da cui part i re e può confrontarsi alla pari con dei valori diversi. 
La scuola appoggia la famiglia in questo percorso. È un servizio che viene reso perché la famiglia non può essere esperta in tutto e quindi ha bisogno di trovare degli aiuti che sostengano il suo sforzo educativo. La scelta e la  vita della scuola rivestono quindi un momento fondamentale per i genitori. Non si sceglie una scuola solo perché  offre servizi in più rispetto ad un’altra, ma la si preferisce perché incontra i valori in cui si è cresciuti e si vuole  continuare a crescere il proprio figlio. Poi, per carità, uno fa i conti anche con gli “accessori”, ma solo dopo esse -  re sicuro che l’istituzione sia in sintonia con i valori in cui si crede.  E d’altra parte l’istituzione scolastica non può venire meno ai valori su cui si fonda, tradirebbe la sua identità in ciò che  ha di più importante. Ce lo ricorda Gesù: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo  si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini” (Mt 5,13). Se famiglia e  scuola non si trovano d’accordo è meglio che ciascuno vada per la sua strada, nel rispetto delle scelte di ognuno.  Concludo con un invito alla collaborazione, inevitabile dopo quanto detto sopra. Ognuno nel suo ruolo deve dare  dei punti fermi e sicuri ai nostri ragazzi, senza mai mettere in dubbio l’autorità dell’una o dell’altra. Ci possono  essere momenti della vita scolastica in cui è necessario una spiegazione in più per chiarire certe scelte, ma sarebbe un grave errore - in questa fase - che la famiglia mettesse apertamente in dubbio l’operato (e quindi l’autorità)  della scuola, o viceversa. 
Chiediamo a Maria Madre della Misericordia di aiutarci nel nostro compito di educatori e di accompagnarci sempre. Auguro a tutti un proficuo anno scolastico.
 

Il Direttore
Fratel Piercarlo Messi

Busnago, settembre 2011

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